Fondi europei: una tendenza da invertire

iteu-flags-2.jpgPer un’analisi corretta occorre soffermarsi sull’importanza degli investimenti pubblici, in un momento critico per l’Europa e per l’Italia, dove la disoccupazione è troppo alta – all’11%, mentre tra i giovani è quasi al 40%. Il ruolo del settore pubblico è più che mai importante in un momento in cui il settore privato è affetto da crisi del credito e un tasso record di imprese stanno chiudendo. L’investimento pubblico è particolarmente importante non solo per sostenere la domanda, ma soprattutto per aumentare la produttività, creare posti di lavoro, fornire credito, finanziare le reti principali, migliorare il livello di istruzione e  ridurre i tassi di abbandono dopo la scuola media inferiore. In poche parole, per portare le economie dell’Unione ad uscire finalmente dalla crisi. In questo senso, l’utilizzo dei Fondi europei costituisce la principale risorsa pubblica a sostegno di tali investimenti, con oltre il 50%  dell’ investimento complessivo in alcuni Paesi, mentre l’Italia continua ad essere uno dei peggiori dell’UE in quanto alla capacità di usarli. Infatti, con pochissime eccezioni, molti programmi italiani, e non solo nel Meridione, hanno mostrato i più bassi livelli di attuazione e i più alti livelli di irregolarità negli stati europei. E per un paese fondatore questo non è accettabile, poiché mette in dubbio la credibilità non solo dell’Italia ma dell’intera politica regionale. Nonostante le misure importanti adottate nei mesi scorsi ci sono tuttora circa 30 miliardi di euro che devono essere spesi entro l’attuale programmazione, ovvero entro i prossimi due anni scarsi, e non sarà una corsa facile. Su come si sia giunti a questa situazione, possono individuarsene le cause nelle variabili seguenti: approccio assai frammentato; controllo debole e mancanza di orientamento da parte dell’amministrazione centrale; scarse capacità amministrative e tecniche in alcune strutture di gestione; turnover troppo elevato del personale a causa dello spoil system; oltre che una situazione macro-economica eccezionale, che non ha reso certo il lavoro più facile.
Ecco, perciò, di seguito, alcune proposte finalizzate ad invertire una tendenza così palesemente negativa.
Concentrare gli investimenti su poche, chiare priorità, la distribuzione parcellizzata delle risorse per rendere tutti felici non è più un’opzione.
Migliorare l’efficacia e le prestazioni delle politiche, fissando obiettivi chiari e credibili e definendo indicatori per misurare i progressi verso tali obiettivi. Ciò contribuirà a valutare i progressi di ciascun programma e a definire le basi per un vero dibattito politico sugli aspetti di sostanza, più che sulle procedure.
Mettere in atto le adeguate condizioni quadro, le cosidette condizionalità ex ante, che devono essere soddisfatte prima di spendere i fondi in settori specifici, per consentire di effettuare gli investimenti nel modo più efficace ed efficiente.
Riformare la governance di politica regionale, che è questione chiave per il prossimo periodo di programmazione e per le trattative tra l’Italia e la Commissione sulle nuove strategie e i nuovi programmi, lavorando per centrare 3 obiettivi:
1) Migliorare le strutture responsabili della gestione e revisione dei progetti, iniziando con la definizione di una strategia per il miglioramento delle autorità competenti, che dovrebbe essere approvata a livello politico e amministrativo, per proseguire con l’identificazione dell’ufficio competente per gli interventi che deve essere chiaramente individuato e dotato dei poteri necessari, al fine di evitare situazioni in cui i programmi rimangano bloccati per mesi perché non c’è il personale addetto.
2) Migliorare il monitoraggio e la trasparenza del lavoro svolto, affinché i beneficiari dei fondi siano chiaramente identificabili, garantendo il controllo pubblico e contribuendo a migliorare l’adozione di progetti co-finanziati e la loro capacità di rispondere alle esigenze locali, con lo scopo di aumentare la fiducia della gente nell’efficacia delle politiche regionali.
3) Migliorare i tempi entro cui vengono prese le decisioni e attuati i progetti. Occorre fissare standard di qualità, il cui mancato rispetto possa anche tradursi in sanzioni, riducendo gli oneri amministrativi per le imprese e la burocrazia in genere e garantendo, al contempo, l’efficienza del sistema giudiziario in modo che le imprese possano operare in un contesto giuridico certo e che, soprattutto, siano pagate in tempo.

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