PANTA REI…(πάντα ῥεῖ)

cambio costanteAttaccarsi alle cose, alle condizioni e alle sensazioni, è sempre sbagliato.

Non per volerne ridurre l’importanza nel presente delle nostre vite, ma solo perché non ne avrebbero affatto, oggettivamente e soggettivamente!

Con Eraclito, ed ovviamente anche a prescindere da lui, ‘tutto scorre’ e si trasforma, mutando aspetto nel confronto con il prima e, certamente, con il dopo…

Il sapiente filosofo greco ha di certo il merito, già 2.500 anni orsono, di aver centrato il tema del ‘divenire’, soffermandosi sull’importante assunto che nulla sarà mai allo stesso modo per lungo tempo, tutto conoscerà variazioni che ne cambieranno la percezione e, forse, l’essenza.

Questo affascinante argomento mi ha fatto sempre pensare al passo successivo, diciamo più ‘valutativo’ dei mutamenti che originano da ciò che, secondo Eraclito, appare ineluttabile: ma il cambiamento, questo necessario ‘scorrere’, è orientabile?

Soprattutto, mi chiedo, è giusto e fa stare meglio indirizzarlo verso qualcosa o, forse, sarebbe più corretto solo aspettarselo e ‘diventare’ la sua conseguenza?

Ecco, a mio avviso, questa dicotomia, queste domande, possono senz’altro far capire, intanto, la differenza tra la filosofia, che tende a definire stati e comportamenti, e quei tratti prettamente umani del pragmatismo insito in ognuno di noi, che ci fa pensare (sbagliando) di poter essere artefici dei mutamenti che avvengono nel mondo reale, in un trionfo inconsulto dell’ego che non si pone limiti, che non vede al di là di se stesso e del proprio bene…

Se continuo a pensare di poter cambiare io il mondo, probabilmente mi sto consumando inutilmente l’esistenza.

Se continuo a convincermi di essere il centro del mio universo percepito, probabilmente non avrò realmente percepito nulla di quanto mi accade intorno.

Forti concetti, pensieri pesanti?

Forse si, quanto meno con poco appeal in un mondo che tende ad incentrare i suoi stimoli sull’autoaffermazione, sull’autoreferenzialità, sull’auto…tutto!

Uscire dal sé…

Forse è realmente questo il segreto per comprendere meglio quanto accade intorno a noi.

Tentare di vivere una vita volta ad apprendere, ogni santo giorno, con consapevolezza, che possiamo orientare probabilmente soltanto il nostro modo interiore di rapportarci a cose, persone e avvenimenti, nulla di più.

E quando saremo riusciti, anche per qualche ora, a distanziarci un attimo da questo prepotente io che ci domina, avremo sempre più chiaro che cosa è importante per noi, cosa ci fa stare bene, a cosa dobbiamo veramente ambire…

Naturalmente, com’è facilmente intuibile, sono due le modalità d’approccio che orientano l’uomo verso questo modo di posizionarsi nei confronti del mondo: quella che sento più vicina, cioè quella che promana dalla religione in cui credo e che ci insegna l’affidamento a Lui quale unico bene per chi voglia vivere una vita vera, adesso e per l’eternità; e poi c’è quella di Eraclito, quella di una filosofia, antica e illuminata, che pone l’uomo come parte non attiva, spettatore impotente e anzi coinvolto egli stesso, nell’ineluttabile scorrere del tutto.

Forse anche questo un modo, già allora, con filosofica e razionale consapevolezza, per far pensare a quanto sia inutile e poco proficuo, per l’uomo, incentrarsi sul sé, visto che, comunque, panta rei, appunto…

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