Sistema Italia: l’importanza di ‘fare rete’.

futuroOggi si afferma da più parti che le soluzioni alla crisi (politica, economica, etico-sociale) non se le inventa il singolo, anche se illuminato e coraggioso, ma le stesse possono venire (e spesso vengono) dalla capacità e dalla volontà di ‘fare sistema’. Si, perchè non basta voler stare in rete, voler condividere esperienze e soluzioni, ma occorre la capacità di farlo, intesa come ‘condivisione costruttiva che mette gli altri in condizione di attingere a soluzioni nuove, non già sperimentate o, perlomeno, di grande valenza innovativa per tutto il sistema’.

Ma andiamo con ordine.

Mai come in questo momento storico, la politica ha necessità di promuovere ‘buone prassi’: pensiamo alla perenne lotta contro la corruzione, vero cancro di questa società malata, che pone il nostro paese con un’immagine negativa nei confronti del mondo (è di oggi il commento sul NYT che individua corruttele in ogni angolo del sistema Italia). Ecco, nei confronti di tutto ciò è la rappresentanza istituzionale che ha l’obbligo di reagire (e pare lo stia facendo), modificando e aggravando regole sanzionatorie, mettendo parallelamente a sistema circuiti virtuosi positivi (pare si faccia meno), proponendo esempi reali di buona politica che sicuramente ci sono, magari per una volta uscendo da stretti interessi di parte con l’obiettivo condiviso di far emergere e circuitare in rete una Politica seriamente impegnata per il bene comune.

Per ciò che concerne la situazione economica, l’imperativo di ‘fare sistema’ risulta più facile da favorire ed incentivare, in quanto gli operatori economici e le imprese mostrano sempre uno sguardo più attento e lungimirante alle potenziali soluzioni derivanti dalla messa in rete delle diverse leve nel business. Le difficoltà dei mercati interni, a livello nazionale ed europeo, portano tanti a percorrere, e ad aver già percorso da tempo, l’inderogabile scelta di internazionalizzarsi, aprendosi nuove prospettive commerciali all’estero, spesso in quei paesi che crescono a due cifre e che risultano essere molto sensibili alle produzioni del made in Italy. Per queste scelte, certamente smart, l’idea di far rete è fondamentale sia in ottica di una promozione generalizzata volta a semplificare l’accesso ai mercati target, sia in una più ristretta ottica di prodotto, che, se associato al territorio di provenienza, si apre naturalmente e consapevolmente a nuovi scenari di marketing experience.

Da ultimo, ma non perchè ultimo, occorre considerare la necessità di far rete e di contribuire a creare sistemi positivi in un più vasto ambito etico-sociale: spesso ci accorgiamo, anche dai tristi eventi di cronaca che quotidianamente siamo costretti a sentire, che alla fine, per una crescita vera della nostra società, è realmente questo che manca. L’evoluzione di un popolo, il grado di civiltà e la capacità di una pacifica e costruttiva convivenza ritengo abbia necessità di misurarsi con il peso che avranno le forze sane della società stessa, con la rete di sostegno pratico e culturale che riusciranno a creare e che avranno intorno; in poche parole, con tutto ciò che di buono, di concreto e di socialmente incentivante questo Paese sarà in grado, ancora una volta, di mettere in atto.

Il tutto creando, magari, una vera rete, un vero sistema di protezione incentivante, di promozione socio-economico-culturale che, nei vari settori interessati, si ponga il concreto obiettivo di migliorare il paese e i suoi abitanti, promuovendo sviluppo da tutti i punti di vista.

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Cluster policy: strumento di competitività territoriale

 

 

cluster-international-workshop-milano-expoI cluster tendono sempre più a diventare una categoria di analisi autonoma, all’interno della teoria dello sviluppo economico e territoriale a livello internazionale.

Un tema particolarmente sentito dalla Commissione europea, che considera i cluster come uno dei pilastri della nuova politica europea per lo sviluppo e la competitività, operando in tal senso una trasformazione di ruolo degli stessi, non più obiettivo finale ma soprattutto strumento con cui raggiungere un maggior livello di innovazione e competitività territoriale.

I cluster ritrovano così nella dimensione urbana il loro principale terreno di localizzazione, poiché, più di ogni altro spazio, consente quelle economie di agglomerazione e, soprattutto, di varietà che risultano indispensabili per lo sviluppo non solo di uno ma, spesso, di più cluster all’interno della medesima area urbano-metropolitana.

Sembra pertanto emergere una correlazione positiva tra crescita della dimensione urbana e crescita della produttività, ed anche come l’aumento della densità urbana costituisca un fattore determinante per l’incremento della stessa produttività.

Una dimensione urbana più elevata significa, infatti, la possibilità di sfruttare infrastrutture di livello superiore perlopiù indivisibili, la presenza di una grande varietà di fornitori di input intermedi, di lavoratori specializzati. Inoltre, un mercato via via più grande presenta una maggiore densità di relazioni tra gli agenti economici, un più elevato processo di spill over di informazioni e conoscenza e, alla fine, un continuo e diffuso processo di apprendimento.

Il successo di alcuni cluster rispetto ad altri si spiega con la differente capacità di governare, senza inibire i processi di mercato, questa nuova fase del processo di clusterizzazione, vieppiù complesso e dinamico.

Ciò significa pensare ad interventi sempre più su scala urbano-metropolitana, ad una politica dei cluster con forti elementi di innovazione tanto negli strumenti quanto nei contenuti delle misure previste, così come nei soggetti ai quali spetta il compito di governare i processi di formazione e sviluppo dei cluster.

Assume crescente rilevanza l’aspetto del management urbano in chiave non più solo urbanistica ma soprattutto relazionale.

I cluster urbani all’interno della città rappresentano il principale terreno e veicolo di innovazione.

La città costituisce infatti una piattaforma tecnologica e culturale dove possono coesistere e svilupparsi differenti cluster, che a loro volta sono uno strumento funzionale allo sviluppo della creatività e dell’innovazione. La competitività dei cluster urbani è legata alla competitività della città, luogo dell’innovazione e luogo dove avviare la sperimentazione di nuove politiche attive di sviluppo socioeconomico e territoriale.

Da recenti analisi emerge poi come l’effetto positivo sullo sviluppo territoriale derivi non tanto dalla mera presenza di attività organizzate in forma di cluster, quanto piuttosto dalla presenza di cluster competitivi di una certa rilevanza, sia in termini di dimensione sia in termini di ruolo economico con riferimento al contesto settoriale e geografico di insediamento.

I processi di agglomerazione delle attività economiche in ambito urbano devono pertanto essere innervati da rilevanti processi relazionali, di network tra agenti interni ed esterni (afferenti ad altri cluster).

È evidente come tutti gli elementi previsti per la ricerca di una dimensione globale dei cluster, rappresentino altrettante traiettorie di lavoro e di ricerca per il futuro.

Nell’insieme viene fuori uno scenario in cui si è passati da una strategia di tipo cluster diffusion ad una strategia di tipo cluster selection basata sulla qualità dei cluster presenti e futuri.

Il processo in atto a livello europeo è quello di un ripensamento in chiave qualitativa degli strumenti volti a favorire nuove forme di agglomerazione, avviando contestualmente una fase di valutazione degli effetti sullo sviluppo generati dai cluster stessi.

Fondamentale risulta, pertanto, essere il ruolo della policy, cioè quello di sostenere un ambiente favorevole allo sviluppo e alla crescita di cluster di eccellenza, così come quello di promuovere legami con i principali cluster internazionali.