CLLD per Flag: sintesi presentazione

“La strategia di sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD) è un insieme coerente di operazioni rispondenti a obiettivi e bisogni locali e che contribuisce  alla realizzazione della strategia dell’Unione per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva e che è concepito ed eseguito da un gruppo di azione locale” (considerazione 19 – Reg. 1303/13)

“Le iniziative di sviluppo locale di tipo partecipativo dovrebbero tenere in considerazione le esigenze e le potenzialità locali, nonché le pertinenti caratteristiche socioculturali. Un principio essenziale dovrebbe essere quello di assegnare ai gruppi di azione locale che rappresentano gli interessi della collettività, la responsabilità dell’elaborazione e dell’attuazione delle strategie di sviluppo locale di tipo partecipativo” (considerazione 31 – Reg. 1303/13)

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Politica è ComunicAzione: l’agire già nel nome…

pcSi può fare politica senza fare comunicazione?

Direi proprio di no…certo, non dovrebbero condizionarsi reciprocamente, ma la similitudine automatica tra i due termini non funziona…

La comunicazione viene considerata come una serie di strumenti e abilità tecniche, oppure il settore industriale della produzione di notizie e intrattenimento, cioè l’industria dei media.

Ma c’è un altro modo di considerare la comunicazione che si va sempre più affermando negli ultimi decenni.

Cioè, un fenomeno culturale, un processo di costruzione e rigenerazione di significati, non solo trasmissione di messaggi e informazioni.
Un gioco senza fine che mette in campo risorse cognitive ed emotive.

Comunicare è agire.

È un comportamento, conscio o inconscio, volontario o involontario.
Non si può non comunicare.

Considerare la comunicazione come uno strumento di trasmissione non porta da nessuna parte, né a una maggiore capacità di interagire con il nostro tempo né ad una migliore capacità di interagire con la logica dei media che, volenti o nolenti, sta dettando i tempi della nostra vita sociale.

Quello che passa invece, è uno strano messaggio dissonante: si organizzano eventi rituali e simbolici fortemente spettacolarizzati come le “grandi” manifestazioni, si fanno campagne pubblicitarie, si cerca in tutti i modi di imporsi all’attenzione dei media, ma si continua a dire poi, sempre più spesso, che si è contro la politica ridotta a mera comunicazione.

Ora, nel nostro tempo, cosa significa fare politica se non interagire con il settore dei media (informazione), direttamente o indirettamente, parlando e coinvolgendo le persone con azioni capaci di fare notizia (comunicazione)?

Ogni decisione politica, ogni decisione di governo o amministrativa, va pensata e messa in atto considerandone la sua intrinseca dimensione comunicativa, e vanno considerate, anticipatamente, le conseguenze comunicative della decisione assunta.

Il fatto è che oggi in tv e, soprattutto, sul web, il comportamento politico (e non solo quello dei politici) è inserito in un mare magnum dove tutto comunica con tutto.

Non può che essere così.

Chi agisce politicamente (e quindi agisce comunicativamente) dovrebbe saperlo, prevederlo, governarlo.

Global policy: economie e politiche di sviluppo territoriale

Molti territori si trovano oggi a dover fronteggiare una crisi programmatica, prima ancora che economica.

Occorre, a mio avviso, colmare questa carenza con progetti chiari, concreti e realizzabili, sia politicamente e sia tecnicamente.

E’ opportuno sopperire alla necessità di dotare questi territori di un progetto strategico finalizzato a valorizzare in pieno le direttrici di sviluppo di cui sono detentori e nelle quali le dinamiche di delocalizzazione non possono verificarsi: penso ad esempio, soprattutto per alcune aree, all’agroalimentare d’eccellenza, alla fruizione del patrimonio storico-culturale, all’offerta turistica.
Valorizzazione e conseguenti investimenti che alimenterebbero un ulteriore trend di sviluppo nell’indotto legato ai servizi.
L’Italia tutta si trova oggi esposta ai ‘venti’ di una globalizzazione economico/finanziaria senza precedenti, con una contestuale proposta di modelli che non solo diseducano i giovani, ma ne manipolano ed indeboliscono le coscienze.
Penso che sarebbe corretto, oggi, porsi in maniera più critica nei confronti dell’economia capitalistica globale.
Certamente la situazione italiana ha le sue specificità, ma ciò che sta per spezzare la corda è questa forma di sviluppo capitalistico essenzialmente finanziario, disancorato dai rapporti con le persone e con i territori, in cui la moneta è diventata una specie di principio autoreferenziale che valorizza se stesso, senza passare per i processi produttivi e per le persone reali, che producono.
Va evidenziato che il capitalismo attuale non è affatto paragonabile a quello industriale: quest’ultimo si muoveva all’interno della dialettica tra il capitale e il lavoro, che riusciva a contenerlo, anche con una relativa autonomia della società, che si organizzava secondo tendenze e costumi propri. Adesso invece questo capitalismo finanziario globale ha assorbito l’intera vita delle persone e ha del tutto esautorato la politica.
La critica fine a se stessa di questo sistema si limiterebbe, però, ad un mero esercizio di ‘pensiero virtuoso’.
La Politica, quella vera, oggi è invece chiamata a passare all’azione, seriamente e concretamente.
Il significato fondamentale di un’aggregazione portatrice di soluzioni, praticabili e costruttive, passa attraverso ciò che saprà fare nei confronti del territorio e della gente.
Non ci si potrà basare esclusivamente sulla motivata delusione di tanti nei confronti di certa politica e di qualche politicante, poiché ciò relegherebbe la conquista di un eventuale consenso ad una effimera scelta temporanea presa sull’onda, appunto, del malcontento generalizzato, quindi potenzialmente di breve durata e, certamente, reversibile per gli stessi motivi!
E’ inderogabile parlare di contenuti e soluzioni motivanti, in ordine alle proposte che si vogliono condividere e portare avanti.
Bisognerà rendersi identificabili per quello che si saprà mettere in campo, ciascuno dal proprio ruolo e con le proprie competenze.
Progettare uno sviluppo territoriale di medio e lungo periodo, ponendosi quali ‘intercettori competenti’, ad esempio, di quanto è già presente nei programmi comunitari futuri: rendere autonomi i territori finanziandone esclusivamente progetti di sviluppo sostenibile, che durino nel tempo e garantiscano una concreta azione sulla crescita diffusa e generalizzata, per tutte le classi sociali.
Non è pensabile né giustificabile che alcune Regioni siano  ferme all’utilizzo, in media, di circa il 10% dei Fondi UE disponibili per il Programma 2007-2013.
Né si può addurre a motivazione valida l’obbligo del cofinanziamento statale e regionale, che tutti sono obbligati a prevedere, sostenere ed accelerare, agendo sulla politica e con la politica, per il maggior valore ed il congruo risultato ottenibile e potenzialmente innescabile, in termini di aiuto e di volàno concreto per lo sviluppo e la crescita.
Questo ritengo sia il senso di un concreto impegno sul Territorio: progettare il futuro, partendo oggi dalla valorizzazione dell’esistente, anticipando i tempi e programmandone lo sviluppo per quello che si vuole diventi.